Cos'è
Un nome che nasce dal linguaggio dell’elettronica, ma che in questo caso diventa metafora viva di una musica profondamente acustica, organica, terrestre. Come un’onda a bassa frequenza, la musica di L.F.O. vibra sotto la superficie: non cerca di imporsi, ma di risuonare. Un laboratorio acustico che riflette sulla materia del suono, ma anche sulla sua dimensione più umana: l’ascolto, la relazione, la vibrazione comune. L.F.O. non è solo un acronimo: è un principio fisico e poetico insieme.
La formazione — Giulia Barba (sassofono contralto e clarinetto basso), Matteo Pontegavelli (tromba e flicorno), Glauco Benedetti (trombone e tuba), Filippo Cassanelli (contrabbasso) e Giacomo Ganzerli (batteria) — rivela la connessione fra le scene di Bologna, Modena e Ferrara, restituendo l’immagine di una regione in costante fermento rispetto ai nuovi linguaggi del jazz. Club come il Torrione, La Tenda, Sghetto, e Cantina Bentivoglio, fungono da centro di ritrovo per la comunità jazzistica emiliana, all’interno della quale nasce, nel corso degli anni, questo quintetto. L.F.O. è un ensemble senza strumenti armonici, in cui i fiati disegnano architetture di respiro e contrappunto, mentre la sezione ritmica scava, sospinge, fa emergere le frequenze più profonde del gruppo. Il nome richiama le onde lente e costanti che, nei sintetizzatori, modulano e trasformano il suono — e così fanno questi cinque musicisti: ognuno di loro è un modulatore dell’altro, in un flusso di forme che mutano, respirano, si rigenerano.
Iniziativa di cui fa parte
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A chi è rivolto
Adulti, over 65, Under 30, studenti