Facendo ricorso al vocabolario teatrale della sua Palermo - il corpo, il canto, il dialetto, il pupo, la recitazione, il cunto - Davide Enia indaga il rapimento e l'omicidio di Giuseppe Di Matteo, figlio di un collaboratore di giustizia. Lo spettacolo affronta temi di male assoluto, ferocia e sacrificio, creando la possibilità di un'analisi intima e collettiva dell'orrore umano e della tragedia.